I processi che utilizzano un carbone attivo rappresentano una moderna e sperimentata
tecnologia spesso stato dell’arte per numerose necessità di purificazione.
Nondimeno i principi fondamentali sono stati scoperti da lungo tempo e da
allora in avanti il carbone attivo ha avuto una storia applicativa notevolmente ricca.
Gli antichi Greci avevano già descritto l’uso del carbone di legna per attenuare gli
effetti di avvelenamenti da alimenti. Al tempo di Cristoforo Colombo poi i naviganti
usavano carbonizzare l’interno delle botti destinate a contenere l’acqua potabile;
avevano appreso dall’esperienza che in tal modo l’acqua si conservava itesca più a lungo.
Questo benefico comportamento dei materiali carbonizzati è dovuto al processo di
accumulo sulla superficie dei contaminanti, per lo più costituiti da composti organici:
questo processo è comunemente indicato come adsorbimento.
Era l’adsorbimento di composti organici che preveniva la crescita di microrganismi nelle
botti dell’acqua utilizzate dai naviganti del passato. Allo stesso modo era l’adsorbimento
delle tossine prodotte dai batteri infestanti i cibi che limitavano i danni di avvelenamento
negli intestini degli antichi Greci.
Come agisce il carbone attivo
La funzione di purificazione di un carbone attivo si sullo stesso principio dell’adsorbimento
sui materiali carbonizzati. E’ la natura della superficie che fa avvenire l’adsorbimento ma,
nel carbone attivo è proprio la dimensione di tale superficie che rende tale processo altamente
efficace; la dimensione della superficie “attiva” il carbone.
L’area superficiale di un carbone attivo è notevole, da 500 a 1500 m²/g ed anche oltre: un
cucchiaino da tè di carbone attivo può facilmente eguagliare la superficie di un campo di calcio.
E’ tramite il processo di attivazione che questa superficie si forma.
Il più comune processo consiste nella attivazione a vapore: ad una temperatura dell’ordine dei
1000°C le molecole di vapore bruciano selettivamente il materiale carbonizzato, creando così
una miriade di pori all’interno della matrice carboniosa. Un altro processo consiste nell’attivazione
chimica dove viene utilizzato acido fosforico per costruire, ad una temperatura più bassa,
la struttura porosa del materiale carbonioso.
L’applicazione principale del carbone attivo è nella purificazione. E’ la grande struttura
porosa della matrice carboniosa che permette al carbone attivo di “catturare” composti
indesiderati da ogni tipo di fluido (liquido o gassoso) in maniera economica. Ma la presenza
di una singolare struttura porosa permette di utilizzare il carbone attivo per altri usi
oltre che per i processi di purificazione: per esempio come materiale di supporto per
catalizzatori oppure per il recupero di metalli preziosi ed in particolare l’oro. E nuove
possibilità di applicazione vengono trovate ancora oggi.